martedì 23 maggio 2017

PILOTI FORMIDABILI - UN TRAGICO MAGGIO DEL 1944

24 MAGGIO 1944 - SAN PROSPERO (PR)
Ricorre spesso la parola "tragico", come può essere la morte a 20 anni, è vero. Tragico perchè si oltrepassa un confine, la fine di un percorso che è la nostra vita a cui abbiamo cercato di darle un senso e cercato in essa sogni e speranze. Quel tempo così apparentemente lontano da noi, quotidianamente funestato da singoli o collettivi tragici episodi di follia, merita la nostra umana comprensione a cui dobbiamo associare la nostra insormontabile volontà di non dimenticare.

..il primo a destra è Angiolino Vezzani
S.Ten. Vittorio Satta
Non è quindi mia volontà ne cancellare il ricordo storico della R.S.I., opponendomi a gran voce ai giudizi di parte di schieramenti politici che vorrebbero vedere omessa una porzione di storia d’Italia, e ne tantomeno vorrei si giudicasse e processasse i valori che hanno mosso questi coraggiosi a continuare a combattere. Giudizi affrettati e qualunquisti, sono risultati spesso fallaci. Non deve risultarci quindi inaccettabile l’estremo sacrificio del pilota per una causa che a noi posteri, può sembrare sbagliata. Ho solo pensato che avere taciuto la storia di un uomo, che è uomo prima che pilota avrebbe significato ucciderlo nuovamente. Ho limitato la mia azione di indagine e ricordo su un episodio bellico e di dare finalmente sepoltura ad un caduto “ dimenticato “ della follia umana. Allora partiamo dalla conclusione della storia : il recupero nel settembre del 2000.

Tratto dal DIARIO STORICO OPERATIVO DEL 1° GRUPPO CACCIA TERRESTRE “ ASSO DI BASTONI” 
S.Ten Vittorio Satta
 24 Maggio 1944   27° combattimento – p.s.a. zona Verona - Ferrara diciotto MC205 – abbattuto un B24 – perduti due MC205 deceduto ten. Satta – s.ten. Pezzi ferito ma salvo col paracadute – crociera protettiva Re - Bo - Fo - Ra - Re.

il 1° Gruppo - Satta al Centro

La Storia 
È il 24 Maggio del 1944. dall’aeroporto di Reggio Emilia decollano su allarme 18 aerei Macchi MC205. Tra questi il sergente Luigi Gorrini e il suo gregario, tenente Vittorio Satta, 24 anni originario della Sardegna. Devono intercettare una squadriglia di 108 bombardieri B24 “ LIBERATOR “ protetti naturalmente da 60- 70 caccia di scorta P38 “ Lightning”. Se consideriamo che ogni velivolo bombardiere B24 poteva vantare un volume di fuoco di 6 mitragliere da 20 mm e uno specchio visivo di 300 gradi e sommiamo a questo gli 8 cannoni da 20 mm e 2 da 30 dei P38, abbiamo una idea di quanti colpi e di quali insidie erano costantemente preda i nostri piloti. Questo se fossimo 1 contro 1, ma nel nostro caso, come spesso succedeva, il rapporto era 1 dei nostri e 10 alleati. A questo volume di fuoco ciascun MC 205 poteva vantare 2 mitragliatrici da 12,7 Breda Safat e 2 mitragliatrici da 20 MM modello MG151. 
....il "Vespa 2" di (MOVM) Luigi Gorrini
I nostri piloti sostengono questo strapotere con coraggio e determinazione ma anche rassegnazione. Quando sono sull’aeroplano, l’ultima cosa a cui pensano è che forse sarà l’ultima volta. Il ten. Satta è febbricitante, torna da una licenza di convalescenza per i problemi causati da un incidente di volo che gli ha causato traumi vari. Ciononostante segue i compagni.

Il 205 pilotato da Satta
L’aereo accreditatogli questa volta non è il solito MC 205 n° 10, con livrea mimetica ad amebe. No, il suo è in manutenzione e gliene ne viene assegnato uno diverso: porta la matricola MM 99206 ( ma ancora è da confermare), la livrea standard tedesca e il numero 1: l’aereo di Adriano Visconti, caposquadriglia. Visconti tira da parte Gorrini e gli chiede di portare su Satta, ma di tenerselo vicino, come fosse una specie di addestramento. Satta in effetti deve fare ancora molta esperienza ed al momento ha in accredito un solo caccia abbattuto, un P51 e un probabile B17 per cui ha ricevuto la Croce di Ferro di 2° Classe sul campo e solamente 275 ore di volo, addestramento compreso! 
Luigi Gorrini e Angiolino Vezzani
Un pilota alleato pari grado prima di divenire operativo deve compiere almeno 450 ore di volo addestrativo. Ma tempo per imparare e benzina per addestrarsi vanno di pari passo: siamo al minimo. Decollano (.ricordo come descriveva un decollo:..un crescendo brusco di vibrazioni sonore viene proiettato indietro dall’elica. L’apparecchio avanza lentamente sul terreno in un fremito di accelerazione. Si raddrizza quasi per concentrarsi meglio ed affrontare di testa l’aria, poi si lancia nella corsa e superando in velocità il terreno, si alleggerisce…). Da Reggio a Parma il tragitto è a tempo 0, solo il tempo di portarsi in quota: 6500 metri. Inizia il combattimento. Gorrini davanti e Satta dietro, leggermente distaccati dal resto del gruppo. Gorrini afferma da sempre che c’era amicizia tra loro anche se era più cameratismo, causa l’atteggiamento distaccato di Satta, arriverà a dire “ .. da professorino..”. Le ultime informative via radio, cosa fare e come procedere dopo lo sgancio, la manovra di  uscita e ritorno in formazione. Così Gorrini lo chiama via radio, dice di seguirlo e poi si butta in picchiata. Gorrini davanti, Satta dietro. Gorrini ad un certo punto scivola d’ala a destra, si porta fuori dalla traiettoria della caccia. Satta perde l’attimo o decide di proseguire nella caccia al bombardiere che vede davanti. Spara tutti i colpi dei due cannoncini da 20 mm ( ne troveremo solo 3 di cui 1 ancora in canna mentre della Breda da 12,7 ne recupereremo 145) e poi inizia la manovra di sgancio. A quel punto viene intercettato dalla caccia alleata. È in una posizione vulnerabile, sta risalendo e cerca di livellarsi dopo la scivolata d’ala. Ma sale mentre la caccia lo bracca e lo crivella di colpi. Siamo ancora a circa 5000 – 6000 metri, Satta tenta una manovra di uscita picchiando quasi verticale, deve prendere velocità e portarsi il più basso possibile, magari per tentare un atterraggio di fortuna. La battaglia infuria ancora, ma non se ne accorge. 

il mitico 205
I colpi si susseguono implacabili. Alla fine di questo tiro al bersaglio verrà attribuita la vittoria al tenente Jack D. Lewis della 37° Fighter Squadron. Deve essere rimasto ferito, Satta, o forse svenuto per la manovra che proverebbe qualsiasi fisico integro, figurarsi il suo ancora convalescente. La manovra per salvarsi la vita è un tutt’uno con la morte. Precipita a vite con il motore imballato, massima potenza elica alla massima trazione. Stimo sia attorno agli 700 km all’ora quando impatta, quasi verticale il terreno fradicio di acqua di fosso e di pioggia. Perde le ali quasi vicino al terreno, adesso è un missile, Satta è incastrato nell’abitacolo del suo aereo. Durante il distacco delle ali, compie una rotazione di 120 gradi circa e poi l’impatto. 
Alla fine una buca di 24x7x12 metri di profondità
Senza più freni e masse esterne che possono decelerare bruscamente la velocità di impatto, ad una velocità così elevata sprofonda parecchi metri. (Troveremo il motore a circa 8 metri e il riduttore dell’elica verso i 10 metri). In superficie un buco, uno sbuffo di vapore e rumore di proiettili esplosi. (.. scriveva Satta a proposito della morte:.. quando ho saputo della morte del compagno, il mio animo non è stato travolto da cupo rammarico: mi sono invece sentito portare anch’io stesso in un mondo più alto, al di là del bene e del male, in quel mondo dove vagano gli spiriti dei morti e, talvolta, per attrazione e per conquista, quelli dei vivi… ) ( parla Renzo Cattabiani, testimone oculare al tempo aveva 14 anni. ..l’ho visto cadere perpendicolare, veloce e poi piantarsi nel terreno facendo solo uno sbuffo di fumo. 
Angiolino Vezzani e Luigi Gorrini
Poi si abbassarono tre aerei americani per accertarsi di averlo abbattuto. … quel giorno sentimmo arrivare gli aerei e poi colpi di mitraglia. L’aereo italiano fu colpito e dall’alto colò a picco a gran velocità. Ricordo un tonfo ma l’aereo non scoppiò. Con i tedeschi ci recammo sul posto. Qui c’era una bassa di terra e un vigneto. Trovammo solo della terra smossa e al centro come se l’avessero messa apposta, conficcata nel terreno, l’elica dell’aereo. 
Dal sottosuolo si sentivano anche scoppiettii di munizioni…) ( chi scrive è stata testimone del fatto, sfollata alla cascina Bianchi a San Prospero, Adele Vergalli.ricordo che quel giorno mio padre ed io eravamo alla finestra a guardare lo spettacolo che si svolgeva nell’aria. Cercavamo di contare gli aerei in formazione che passavano. Ad un tratto sopra la nostra casa è passata un’ombra e ci ha investito uno spostamento d’aria…ricordo gli scavi che fecero per il recupero e che i rottami venivano ammassati sotto le nostre finestre. Questi rimasero lì in attesa di venire recuperati dall’Autorità competente…. 
Adriano Visconti
È molto viva in me la tristezza che provai quando conclusero i lavori di ricerca. Il povero corpo era ridotto a pochi pezzi che stavano in un vaso di vetro di 2 chili compresa la soluzione per la conservazione…. Sono contenta che la memoria di quel pilota sia ricordata… a quell’uomo va il mio pensiero ora adulto, che mi ha accompagnata per tutti questi anni.
Ora si è fatto silenzio. Sopraggiungono i tedeschi, viene recuperato quel poco che è possibile. Qualche lamiera, pochi resti umani. Tempo dopo viene fatto il funerale. Anzi, due. Il primo a S. Prospero e il secondo a Genova nella cappella di famiglia quando ricevono le povere spoglie. Satta ne avrà un secondo, in Duomo a Parma nel 2000, e poi un terzo quando le spoglie saranno ricomposte nuovamente a Genova nella tomba di famiglia.  
Vezzani e Gorrini visionano i pezzi del 205 
Luigi Gorrini, Malvezzi, Vezzani, Satta (fratello)


Seggiolino corazzato e paracadute Salvador











Il Recupero di Agmen Quadratum di Fusignano e subito dopo la pulizia pezzi per l'esposizione. Perchè questo era lo scopo finale da cui non ci siamo mai distolti. Abbiamo speso denaro e speso tempo. Ma alla fine abbiamo avuto quel riscontro che non ci aspettavamo : solidarietà, interesse all’argomento e al Pilota, come uomo e come pilota.
in mostra a Fidenza il 09/10/2000
Ho avuto modo di conoscere persone entusiaste dell’argomento che mi hanno dato una mano tangibile nella realizzazione del tutto. Ho preparato due volumetti da sfogliare di cui uno con la storia del pilota e del contesto storico in cui operava; ed il secondo con le parti dell’aereo e le caratteristiche tecniche nonché disegni e fotografie tratte dal libro di Nino Arena. Abbiamo avuto visite quasi ininterrotte dalle 8.00 di mattina alle 21.00 di sera. 
elica a passo variabile e i resti del motore
Nota positiva da citare : non si sono avuti strascici polemici per l’esposizione. Pare che tutti abbiano capito il contesto in cui si voleva mantenere la mostra. Assolutamente apolitico e solamente storico.
E poi alla fine abbiamo consegnato tutto a MOVM Luigi Gorrini che ne ha fatto dono al museo di San Pelagio, tutt'oggi nella sala dedicata e visitabile.


Chi era l'uomo Vittorio Satta
Smessi i panni del pilota inquadrato in un organico militare, addestrato e pronto a combattere ed ad uccidere, raccontava il suo essere Uomo attraverso un diario che attendeva nei momenti più significativi della sua vita militare e della poca vita sociale condivisa con i suoi compagni. Il periodo bellico in cui vive è sicuramente tra i più difficili della storia italiana e della Seconda Guerra Mondiale in generale. Quello che noi tutti consideriamo la parte migliore dell’uomo, le sue contraddizioni e i suoi dubbi, Vittorio Satta, li raccontava a se stesso trascrivendo il malessere e l’inquietudine di un intero Paese di cui si faceva portavoce. Un Paese sull’orlo della guerra civile, tra Scelte difficili e obbligate a cui si interponevano a valutazioni politiche di cui, allora non si poteva supporre la portata in un futuro. Per questo motivo, non ci sentiamo di commentarne lo scritto, lasciando a ciascuno dei lettori il proprio parere, sperando che i brani scelti siano meditati per i valori che riescono a trasmettere anche a distanza di moltissimi anni.

Onore
i due cannoni sulle ali, puntati in avanti, mi hanno ridato la netta sensazione del dovere che mi attende ed hanno fatto riaffiorare dal più profondo del mio essere la virile decisione di arrivare fino all’ultimo sacrificio di me stesso pur di riabilitare agli occhi del mondo l’onore del nostro popolo. Quel poco che le mie forze potranno fare lo farò tutto.”

La forza interiore
“la castità mi fa intuire le vie meno note su cui lo spirito può spingersi ed, a baleni, mi mostra la verità dell’ascetismo che normalmente sfuggono alla percezione. Mi rendo conto che quanto più riesco ad essere puro, tanto più riesco a sentire la grandezza dell’amore e della forza che spinge gli uomini ad unirsi spiritualmente.”

Il senso estetico
“ mi ha lasciato una bella impressione anche il volo sulle Alpi, tutte bianche, e regno di una solitudine infinita. Soltanto sorvolandole così, a cinquecento chilometri all’ora, poco più alto delle cime, si nota il contrasto fra la rapidità del nostro vivere di uomini e la statica solidità di quelle masse bianche.”
 “nei periodi di inattività mi dedico ora a leggere con impegno spontaneo. Ho ripreso Dante e l’ho rivisto quasi tutto; vari libri, di ogni genere. Necessità di sviluppare le più nobili qualità dell’animo e ricercare il bello. Individuarne l’essenza e perennemente desiderarlo come scopo di vita. Scopo lontano, direzione, non meta.”


Il suo bisogno di amore
“ e mi sono persuaso così che tutte le idealità umane, tutte le passioni più esigenti ed urgenti, cadono come misera cosa dinanzi al pensiero di quel piccolo mondo che ha la capacità di riempire il cuore. Non posso che benedire quel fantasma per tutto ciò che mi ha fatto sentire. E vorrei che non fosse per me solo un fantasma”   “ Nota umana se non triste. Con la primavera la natura si è svegliata, vivace, esuberante. I miei sensi attivi riprendono a respirare e mi confortano di un calore che non so chiamare impuro. Le sensazioni sono del tutto spirituali e mi riconducono alla grande madre, alla natura, con spontanea semplicità, anche se giungo allo spirito attraverso il peso delle mie spoglie.”

La religiosità
“Dio stesso sembra immanente in questa ripresa di vita, in questo ardore che è tutto il mondo intero; un Dio infinito, fecondo, che vorrà perdonare le mie esuberanze.”

La profondità interiore
“una crisi cominciata già durante il volo di ritorno: mi pareva che tutto crollasse intorno a me, il mio mondo ideale annullato, la mia vita vana e inutile. Ma presto la stessa profondità dell’abisso in cui mi ero visto precipitare ha fatto ritornare in me; ed un senso di pacata calma mi ha rimesso dinanzi a me stesso: ritrovata la volontà, lo spirito di sacrificio – che è il mio più valido sostegno- e l’ardore di azione, ho lasciato per strada, nella scia del mio apparecchio, ogni ambizione. Da allora sono pervaso da un pessimismo critico che mi spinge a controllarmi sempre, in ogni istante. Mi sono riportato col pensiero nei più tragici istanti della lotta e li ho superati in me stesso. Forse con troppa facilità. Questa è la mia natura, ne sono convinto, la mia sventurata natura.” 

Il dopo combattimento
“i tre nuovi combattimenti che sono seguiti mi hanno dato comunque molto conforto, facendomi acquistare nuova e sempre crescente fiducia in me stesso. Ed ora vivo così, senza gioia, guardingo verso me stesso, desideroso di agire senza ambizione di risultati.”


Il ricordo di quella giornata è stato così forte e così vivo che, e mi scuso di questo termine, una serie di emozioni in rima o quasi, è scaturita naturalmente. Le propongo così come sono state scritte.

A SATTA                                                        (16/09/2000)
Addio mia dolce, amata compagna / amica di una sorte crudele ed avversa / presenza forse o fantasma / da oggi di soli olmi cinti / sono miei alteri compagni solinghi. / Addio al mio essere, al mio io palpabile / a quelle forme espressive, al mio essere visibile / consegnato ho già a ciascuno di voi / che mi videro in vita e mi furono accanto, / ricordi e sogni che con me ora si sciupano e muoiono. / Cadevo nel buio come in un sogno ormai spento / incontro al mio sonno, eterno, al nulla più nero / dove la mia anima è per Cerbero orribile pasto. / Dove mai finirò per aspettare la nuova luce e il promesso incanto? / La mia vita in ricordo è usata da altri per farne bandiera / indicandomi ad esempio di vita sana e di vita vera, / lasciandomi troppo spesso senza un fiore o una croce / in un luogo dove poter piangere o dire una misera prece. / La morte non rende belli, non rende chi resta più forte / della morte presente ciascuno di noi dice / della morte della vita ciascuno ignora o non dice. / Che cosa scegli dunque giovane cavaliere errante? / Affrontare un drago fumante o il nulla incombente? / Ricordi quell’attimo dopo il rumore di lamiere / nessuna parola,silenzio.. / solo un piccolo lamento si alza dolente / nessuno se ne accorse, nessuno capiva. / Invocando il tuo Dio scompari là infondo / nella terra che baciasti un giorno al tuo ritorno / dopo scontri devastanti con acerrimi nemici  / per far valere l’essere tu un uomo libero con suoi ideali. / Chiari e piccoli:rossi diamanti. scorrono sul suo viso, reso di pietra. / un viso di bambino. imprigionato tra le onde, tra le nuvole grigie. / Cos’ hai visto passandoci dentro?, cos’hai trovato nel mezzo?  / una piccola virgola di azzurro cielo che nuotava nel grigio . / volava nella luce avvolta da una stella senza rumore / aspettando il momento, la morte porse la mano e lo baciò, / e come un sospiro sulla radura leggera se ne andò, / senza un grido senza parole : Ci incontreremo ancora? / La terra che calpestasti è ora macigno sulle tue membra / non ti accoglie gentile e leggera  / ti riempie ed opprime, ti penetra dentro / di quel fibroso avvolgente lontano tormento / ti sigilla la bocca e ne ricaccia il grido / dell’anima prigioniera ancora custode.  



VITTORIO                (04 /11/2000)
E' finita. / E impazza e delira / la sottile paglia del colore del grano / che ai miei occhi disperatamente gira / alle manovre cieche del villano / in oscene danze di filari, piano, forma catasta. / Qui tutto è sospeso. / Ma cosa e di cosa a capire non riesco. / Rafferma sul ventre la carne ancor teme / d'avermi smarrito, eppure mi circonda, si sente / mi inonda l'acqua al limitare del bordo, evanescente, / quasi insetto tra l'erba, discosto e supino ascolto / granaglia disciolta colle mani e le tempie, di disperso seme. - / Al cibo, all'aglio e all'aceto, riverso geometrie stomacali, / lasciando le gialle prebende d'attese sgranate / col puzzo di morte e d’ospedali..  / Ed ancora nell'acerbo gusto della vita morta, / si vive come grumi di sale sulle rive di un lago di mare. / Non sai! Non conosci, non vivi per questo / Vicende di nuvole faticate al rosso che muore / s'insinuano in tripudi, cavalcando riversi e contorte correnti / Che intarsio di voce, mirabile a sentire, troppo reale, troppo distante / crolla la lucida gemma, scende goccia d'acedia e la mano vicina  / dischiude la luce ceduta alle nebbie. / Vedi ora, al cadere / l'orma sibilante del vinto / seguirti, sonoro, oltraggiato e infranto.

e, per ultimo, un piccolo estratto della rassegna stampa
 

 

mercoledì 17 maggio 2017

13 maggio 1971 - monte Pellizzone - Una storia tragica


Sono le 9,36 AM. Due aerei supersonici, F-84F s/n 536650 e 50-20 s/n 536669 del 50° stormo 155° gruppo, sono appena decollati dall'aereoporto di S. Damiano ( AB LIPS) a Piacenza Centovera. Missione di interdifesa a bassissima quota, nuvole basse, condizioni meteo in peggioramento repentino. ricevono l'ordine di rientro alla base. alle 10,30 circa la fatale inversione di rotta sul monte Pellizzone.
Persero la vita entrambi i piloti, il sottotenente Aldo Spagnol di anni 23 e il sottotenente Roberto Varaldo di anni 25. Un testimone racconta che si toccarono con le ali... l'F-84F del sottotenente Spagnol esplose in volo spargendo rottami metallici in una vasta area, mentre il sottotenente Varaldo tentò il lancio... nonostante l'avvenuta apertura del suo  paracadute giunse a terra cadavere, il suo velivolo si schiantò contro una parete del monte Pellizzone.
Dal racconto di LUCIANO PECORARI edito sulla rubrica “Correva l'anno...............in Valceno”.
".... Impegnati in una manovra coordinata, una cabrata, sono stati traditi dal maltempo – sulla zone infuriava infatti un forte temporale – e da un velo di nebbia. Gli aerei si sono disintegrati: una violenta deflagrazione, una spaventosa fiammata, ha scosso la terra. Uno dei due piloti ha istintivamente appoggiato la mano sul congegno che aziona a il sistema di sganciamento e d'espulsione del seggiolino. Il monte Pelizzone è alto 1022 metri: i due caccia si sono scontrati un centinaio di metri sopra la vetta. Un'altezza sufficiente per consentite l'apertura del paracadute. Forse lo sventurato pilota avrebbe potuto salvarsi, ma è rimasto prigioniero del fuoco. Ha toccato terra cadavere , il paracadute disteso ordinatamente alle sue spalle. Pochi metri dalla statale Salso-Bedonia in un campo arato. Miglior sorte non è toccata al suo compagno di volo che è finito nella boscaglia ad alcune centinaia di metri di distanza. Il suo corpo, martoriato dall'esplosione, è stato orrendamente mutilato anche dai fili di linea elettrica sui quali è caduto e dove sono rimasti brandelli di carne. La tragedia ha avuto un testimone e ha coinvolto altre due persone che al momento della tremenda collisione stavano transitando in motocicletta proprio sulla statale Salso – Bedonia che scorre sul fianco del monte Pelizzone. Illeso il testimone, ustionati i due motociclisti, un uomo e una donna. Pietro Todesco un contadino di 45 anni di Gazzo, stava facendo legna in un piccolo campetto. Ha sentito avvicinarsi i due aerei. Il rumore caratteristico degli aerei a reazione lo ha costretto a girarsi quasi automaticamente e a guardare i su. Li ha visti sbucare da una coltre di nebbia, inclinati. “Le ali, si, si sono toccati con le ali”, ripete ancora scosso il Todesco. “Poi un grande boato e un fuoco spaventoso. Mi sono gettato per terra. Ho avuto paura. Mi sono rialzato ma dei due aerei non restavano che colonne fumanti. Qualche rottame mi ha schivato . Sono corso alla prima casa. Ho fermato un camion di bestiame . Gli autisti si sono incaricati di avvisare i carabinieri di Bardi”. Pietro Todesco è stato l'unico testimone. Più brutta di lui se la sono vista Antonio Conti, 50 anni, e Alice Nicoli, 33 anni, entrambi di Pozzolo di Bore. Viaggiavano sulla motocicletta del Conti, un contadino. Stavano facendo ritorno a casa provenienti da Bardi dove si erano trovati casualmente nello studio di un dentista. La lunga lingua di fuoco (alimentata dal propellente dei due caccia), li ha investiti in pieno. “Non ho pensato a niente”, ci racconta il contadino ancora sotto choc, “solo a tirarmi fuori da quell'inferno. Ho accelerato al massimo. Davanti a me solo fuoco. Ho stretto i denti. Il coraggio stava per abbandonarmi. Poi, finalmente, il chiaro, il cielo. Non mi sono fermato. Ho proseguito accompagnando Alice alla prima casa. Era quasi svenuta. Antonio Conti si toglie il cappello: mostra i segni lasciati dalla sua capigliatura in fiamme. Anche le mani si è ustionato, per fortuna in modo leggero. Guarda la sua moto con riconoscenza. “Cosa mi sarebbe successo se un frammento avesse bucato il serbatoio?”. E individua le scalfitture, le ammaccature che le schegge hanno prodotto sulla Gilera. La donna che viaggiava con lui è stata medicata a Bardi poi il marito Renzo Moruzzi, muratore, l'ha accompagnata all'ospedale di Fidenza dove è stata ricoverata con una prognosi di quindici giorni. I medici le hanno riscontrato ferite lacero contuse agli arti con contusioni e ustioni diffuse. In un lettino della chirurgia è tornata a sorridere, ma il ricordo di quei momenti passati in mezzo alle fiamme la sconvolgono. “Ho chiuso gli occhi”, riesce a dire, ma tutto è stato inutile. Il fuoco mi perseguitava da ogni parte. Sono anche caduta. Mi sono rialzata ma il terrore, la paura di restare la in mezzo mi hanno preso le gambe e sono finita ancora a terra. Mi sono ritrovata in una casa poi qui in ospedale. Le poche cose che ricordo sono un boato tremendo ed un blocco di metallo che mi ha sfiorato . Dei pezzi incandescenti piovevano da tutte le parti. Posso proprio dire che ci è andata bene.” Due bambini aspettano Alice Nicoli a casa. Con cautela erano stati informati dell'incidente.
C'è un'altra donna nella tragedia dei “caccia”. E' Bice Periodici, moglie di Luigi Guselli, il proprietario del fondo che appunto, da il nome alla località Case Guselli, sul quale sono sparsi a ventaglio i rottami dei due aviogetti. Era in casa al momento dell'impatto: “La terra ha tremato , rammenta la donna, mi sono trovata sul pavimento. Subito non sapevo come reagire, cosa fare. Sono andata alla finestra che aveva le imposte chiuse. Cosa ho visto? Fuoco, fumo dappertutto. Ho pensato per un attimo alla fine del mondo.” In breve la zona solitamente deserta si è popolata. Ai soccorritori si è presentata una scena agghiacciante. Dei due aviogetti non restavano che piccoli frammenti, sparsi sulla parte del monte sopra la strada e nella boscaglia a valle. I due corpi dei piloti sono stati pietosamente coperti dopo che Don Cesare Castagnetti aveva impartito loro l'estrema unzione. Le salme, trasportate al cimitero di Bardi, sono state successivamente trasferite a Piacenza. "
Per un ricordo ai due sfortunati piloti nel loro momento più tragico.

sabato 13 maggio 2017

Un Ricordo per una "storia"


Capita per caso che ritrovo sotto la cenere del tempo una cassetta VHS. Il titolo scritto a mano, riprodotta in modo artigianale. Racconta della ritirata di Russia e delle peripezie della compagnia 103 TRT di cui mio suocero era in forza. La cassetta snocciola alcune foto ingiallite, mentre la musica fa da sfondo ai sottotitoli scritti a mano, con commenti alle foto dei momenti più importanti della Compagnia 103 TRT. Il filmato prosegue nel racconto, la fine della guerra, il rientro a casa e poi...il momento in cui viene filmato un raduno all'albergo "Madonna del Frassino" sul lago di Garda. Compare per qualche fotogramma, lui con mia suocera al comando tappa ( iscrizione al raduno), durante il pranzo successivo alla s. messa e pochi altri attimi. Avevo partecipato anch'io, accompagnando i miei suoceri, ai raduni, per ascoltare i loro racconti, tanto vividi ricordi quanto dolorosi. E sempre, l'"uomo", l'amicizia e il cameratismo erano la parte più spessa e vera dei racconti, mentre l'evento bellico faceva da sfondo, quasi inconsistente ed etereo.

Per quella tragica campagna venne decorato con la croce di ghiaccio e medaglia al merito.


Ricordo che trovai in un mercatino, il proclama del Gen. Messe sulla campagna di Russia, e quando ne feci dono al nonno Angelo, si commosse, ma non aggiunse altro su quel periodo... Preferiva, e come dargli torto, parlare di calcio, che giocò anche prima della partenza della compagnia per la Russia.

Per questo raccontare della 103 TRT sarà come ricordare nonno Angelo e tutti coloro che vidi ma non conobbi come avrei voluto.

Al di fuori di quei momenti, il "nonno Angelo" lasciava che fosse la vita del momento a prendere il sopravvento, anzichè essere sopraffatto da ricordi troppo dolorosi. 
Era maggio 2005 e nonno Angelo ci ha lasciati, portato via dall'alzheimer, lui, reduce della campagna di Russia, uomo semplice, appassionato di calcio, persona riservata.
In questa foto è con con mio padre.
Ed era dicembre 2013 quando un ictus si è portato via anche mio padre, una persona speciale, sempre pronta ad aiutare tutti, non solo moralmente, spesso lasciando che il suo esempio parlasse per lui.
Vorrei fossero qui adesso per colmare tremendi vuoti fatti di ricordi non detti, testimonianze e parole di vita, per una parola di conforto e di confronto. 
E li voglio pensare così, intenti a giocare una partita infinita e fare a chi bara meglio.